Abstract

La diacronia, ovvero i tempi lunghi della storia agraria: con il percorso didattico che qui viene suggerito s’intende mostrare come i contratti agrari, in specie la mezzadria, ancora nel corso del Novecento – pur nella concitazione degli eventi politici e istituzionali che ha fatto coniare allo storico britannico Eric J. Hobsbawm la celebre definizione di ‘secolo breve’ – conservino tratti “di antica ascendenza” dalle medesime tipologie contrattuali dei secoli precedenti e come siano rimasti sostanzialmente immutati in particolare per ciò che concerne canoni, clausole, obblighi e onoranze. Si tratta di un tempo lunghissimo, che ci riporta indietro addirittura di cinque secoli. Si vuole pertanto suggerire il fatto che i “tempi della storia” possano avere velocità diverse a seconda degli argomenti trattati: a cambiamenti a volte rapidi o rapidissimi sul piano istituzionale e politico possono fare da contrappunto i ‘tempi lunghi’ degli assetti rurali e della vita dei contadini.

Oggetto del laboratorio

Il percorso didattico si concentrerà su un caso di studio: l’analisi della struttura poderale su base famigliare in area reggiana condotta sulla base della più tipica fra le tipologie contrattuali in uso nella zona, la mezzadria. La mezzadria (dal latino tardo ad medietatem) è un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro), si dividono (tipicamente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola detta podere. La direzione dell’azienda spetta al concedente. Nel contratto di mezzadria, il capo-mezzadro rappresenta anche la sua famiglia (detta famiglia colonica). Podere, famiglia colonica, casa rurale e proprietà costituiscono una struttura armonica e indivisibile con obblighi, diritti e doveri per le parti contraenti. Nella logica del profitto in alcuni casi il principio “della metà” è andato incontro a distorsioni a vantaggio del concedente fino a dar luogo, nelle aree sovraffollate (dove i terreni non sostenevano l’aumento demografico) e a bassa produttività, a forme larvate di lavoro subalterno.  Il contratto di mezzadria è stato utilizzato per molti secoli: la sua massiccia diffusione risale infatti al tardo Medioevo, ma resiste in alcune zone rurali italiane fino al Novecento inoltrato (fu abrogato in Italia solo nel 1964).

 

Finalità del laboratorio:

Classi coinvolte: classi 2e – 3e, scuola secondaria di primo grado.

Durata: 6-8 ore

 

Prerequisiti:

  • Conoscenze di base dell’età medievale, moderna e contemporanea in Italia
  • Conoscenza di base della geografia italiana
  • Conoscenza di base di alcuni concetti di storia agraria
  • Esperienza di base nell’uso delle fonti storiche

 

Obiettivi:

Acquisire competenze relative a:

  • decodificare, analizzare e distinguere diverse tipologie di fonte e di testi;
  • ricavare informazioni da ogni tipologia di fonte e di testi;
  • riconoscere le argomentazioni e l’intenzionalità di chi ha prodotto il documento;
  • individuare elementi comuni e parole chiave;
  • procedere per confronto, per analogia e differenza, ricavare modelli e interpretazioni;
  • comporre dati e informazioni, attraverso chiavi di lettura, temporali, spaziali, sociali, culturali;
  • costruire linee del tempo, riconoscere l’ordine temporale della narrazione;
  • acquisire strumenti lessicali e concettuali propri della disciplina storica e utilizzarli in maniera corretta;
  • ascoltare, capire e seguire le argomentazioni dell’altro;
  • utilizzare intenzionalmente un lessico specifico per una sintesi espositiva.

 

Metodologia e articolazione dell’attività

La mezzadria verrà indagata principalmente a partire dai contratti di lavoro e, poiché il dossier di fonti che costituisce il materiale su cui far lavorare i ragazzi è costituito anche da documenti d’archivio inediti, si è proceduto a una loro preventiva trascrizione, traduzione e semplificazione a uso didattico. L’efficacia del percorso dovrebbe essere assicurata dal fatto che i ragazzi avranno modo di entrare così in contatto diretto con fonti tipologicamente simili (dunque più semplici da interpretare) e coerenti per territorio (il reggiano), ma di questa specifica tipologia di fonte si darà conto in modo diacronico, mostrandone caratteristiche permanenti ed evoluzioni in un arco cronologico vasto, che va dal tardo Medioevo alla prima metà del Novecento.

L’approccio didattico è improntato sulle indicazioni più volte fornite da Antonio Brusa per il laboratorio di storia: si riproducono in classe le operazioni tipiche del “lavoro dello storico”. Le operazioni fondamentali che debbono essere sollecitate dal laboratorio didattico di storia si possono così riassumere:

  1. porsi delle domande e mettere a fuoco dei problemi;
  2. selezionare, cioè scegliere fra fonti diverse;
  3. interrogare e tematizzare;
  4. interpretare, ossia fare inferenze;
  5. comunicare, ovvero scrivere un testo storico.

La proposta di laboratorio pertanto cercherà di riprodurre questi diversi momenti di riflessione.

 

La diacronia: i tempi lunghi della storia agraria

E’ possibile rendersi maggiormente conto di quanto il contratto di mezzadria sia stato utilizzato dal Medioevo alla metà del XX secolo, rimanendo sostanzialmente invariato osservando la linea del tempo seguente.

 

Il focus spaziale: le ‘tre Italie agrarie’ di Giorgio Giorgetti

Il campo d’indagine, tanto spaziale quanto cronologico, sarà definito mediante la lettura di un brano di un classico della storiografia agraria: Giorgio Giorgetti, Contadini e proprietari nell’Italia moderna.

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A partire da questa lettura si farà riferimento alle ‘tre Italie agrarie’, così come furono definite dallo storico toscano le tre principali tipologie di sviluppo della storia agraria italiana:

  1. In molte zone dell’Italia settentrionale: progressiva diffusione, a partire soprattutto dal Settecento, nelle grandi e medie proprietà di aziende caratterizzate da investimenti relativamente intensi, nelle quali è prevalente il ricorso al lavoro salariato. Questa nuova organizzazione aziendale si è in molti casi sostituita ai precedenti organismi poderali affidati a coloni parziari, a mezzadri o ad affittuari coltivatori diretti; in altri casi si è affermata di pari passo con la sistemazione idraulica di vasti territori prima incolti.
  2. In Italia centrale e in alcune zone collinari e asciutte dell’Italia settentrionale: qui la struttura poderale su base famigliare, sviluppatasi e consolidatasi fin dal Medioevo, è giunta sino ai nostri giorni. In alcuni casi è proprietaria del podere la stessa famiglia coltivatrice, ma molto più spesso si è affermato il predominio della proprietà non coltivatrice che è ricorsa, per lo sfruttamento dei fondi, a contratti di affitto (frequentemente con canoni in natura), a contratti parziari, prevalentemente di carattere mezzadrile, o a contratti misti di colonia parziaria e di affitto.
  3. In Italia centro-meridionale e nelle isole: qui i tempi della storia rurale sono stati scanditi principalmente dalle vicende del latifondo feudale e del suo processo di trasformazione in latifondo borghese, con particolare intensità a partire dalla fine del Settecento. Mentre la proprietà ex feudale assumeva progressivamente connotati borghesi, accanto ad essa si costituivano proprietà borghesi grandi, medie e piccole e proprietà contadine parcellari estremamente instabili e polverizzate, accumunate da grande arretratezza produttiva.

Il percorso didattico si concentrerà sulla seconda zona individuata da Giorgetti e caratterizzata in particolare dalla struttura poderale su base famigliare. L’area di riferimento sarà il territorio reggiano e la “tavola di confronto” la mezzadria, forse la più tipica fra le tipologie contrattuali in uso nella nostra zona. La definizione della cronologia, come si diceva in incipit, appare più complessa dato che il contratto di mezzadria è stato utilizzato per molti secoli: risale infatti al tardo Medioevo e resiste in alcune zone rurali italiane fino al Novecento inoltrato (fu abrogato in Italia solo nel 1964).

 

La mezzadria: una definizione

La mezzadria (dal latino tardo ad medietatem) è un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro), si dividono (tipicamente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola detta podere. La direzione dell’azienda spetta al concedente. Nel contratto di mezzadria, il capo-mezzadro rappresenta anche la sua famiglia (detta famiglia colonica). Podere, famiglia colonica, casa rurale e proprietà costituiscono una struttura armonica e indivisibile con obblighi, diritti e doveri per le parti contraenti. Nella logica del profitto in alcuni casi il principio “della metà” è andato incontro a distorsioni a vantaggio del concedente fino a dar luogo, nelle aree sovraffollate (dove i terreni non sostenevano l’aumento demografico) e a bassa produttività, a forme larvate di lavoro subalterno. Una sottospecie della mezzadria è la colonia parziaria, dove il coltivatore (qui chiamato colono) contrae però obblighi solo per sé stesso e non anche per la sua famiglia. Concettualmente analogo è infine il rapporto di soccida, che non riguarda però un terreno, bensì una mandria o un gregge, con o senza conferimento di pascoli.

 

L’approccio didattico

La mezzadria verrà indagata principalmente a partire dai contratti di lavoro e, poiché il dossier di fonti che costituisce il materiale su cui far lavorare i ragazzi è costituito anche da documenti d’archivio inediti, si è proceduto a una preventiva trascrizione, traduzione e semplificazione a uso didattico. L’efficacia del percorso dovrebbe essere assicurata dal fatto che i ragazzi avranno modo di entrare così in contatto diretto con fonti tipologicamente simili (dunque più semplici da interpretare) e coerenti per territorio (il reggiano), ma di questa specifica tipologia di fonte si darà conto in modo diacronico, mostrandone caratteristiche permanenti ed evoluzioni in un arco cronologico vasto, che va dal tardo Medioevo alla prima metà del Novecento.

L’approccio didattico è improntato sulle indicazioni più volte fornite da Antonio Brusa per il laboratorio di storia: si riproducono in classe le operazioni tipiche del “lavoro dello storico”. Le operazioni fondamentali che debbono essere sollecitate dal laboratorio didattico di storia si possono così riassumere:

a. porsi delle domande e mettere a fuoco dei problemi;

b. selezionare, cioè scegliere fra fonti diverse;

c. interrogare e tematizzare;

d. interpretare, ossia fare inferenze;

e. comunicare, ovvero scrivere un testo storico.

La proposta di laboratorio pertanto cercherà di riprodurre questi diversi momenti di riflessione.

Soprattutto se i discenti sono di scuola secondaria di primo grado, occorre preventivamente agire sul piano motivazionale, suscitando curiosità e ciò sarà possibile utilizzando materiali diversi. Sulla mezzadria, per esempio, è possibile selezionare diverse “fonti”, prima di proporre il più classico documento d’archivio. Si potrà fare riferimento alla filmografia, a testimonianze dirette, libri di memorie e indagini etnografiche; a fotografie e immagini d’epoca; a proverbi e modi di dire.

Filmografia

Il tema della mezzadria è suggestivamente trattato in due celebri film di registi italiani: Novecento di Bernardo Bertolucci (1976) e L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi (1978). Occorre sottolineare che questi film sono stati girati sul finire degli anni Settanta, nel periodo in cui la società tradizionale contadina stava scomparendo e stavano per concludersi gli ultimi contratti di mezzadria. Pertanto possono essere considerati, almeno per la fotografia del paesaggio, una vera e propria fonte, al di là della significatività dei temi trattati.

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Novecento di Bertolucci è ambientato nelle campagne del Parmense, nella prima metà del Novecento. Appare particolarmente interessante, ai fini dell’indagine qui proposta, la scena della trebbiatura. L’albero degli zoccoli di Olmi è ambientato a Palosco (nella campagna bergamasca), tra l’autunno 1897 e la primavera 1898. Interessano in particolare le scene del taglio del salice e del San Martino.

 

Fare San Martino

 

Fotografie d’epoca

E’ possibile formare con facilità, anche mediante le risorse web, una raccolta d’immagini d’epoca che raccontino la vita quotidiana dei mezzadri nei primi anni del Novecento. Queste immagini possono essere catalogate sulla falsariga di alcuni temi portanti, ad esempio la famiglia patriarcale mezzadrile; gli attrezzi e i mestieri; gli spazi della casa colonica e del podere, “fare San Martino”, ecc…

 

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Libri di memorie, testimonianze e ricerche antropologiche ed etnografiche.

Numerosi sono i testi di tipo narrativo utilizzabili per rintracciare le principali caratteristiche della mezzadria e le condizioni di vita e di lavoro dei mezzadri. Si possono utilizzare brani da libri di memorie ed è anche possibile accedere a testimonianze orali, raccolte in chiave etnografico-antropologica dagli anni Settanta in poi. La “costruzione” delle fonti orali e la costituzione di un archivio di testimonianze è peraltro un utile esercizio da proporre in classe, nell’ottica di una riflessione sul Novecento.

  • La mezzadria nei ricordi di Genoeffa e Alcide Cervi (da Alcide Cervi, I miei sette figli)

“Abitavo a Caprara, nella casa del padrone, dove mio padre era mezzadro. Il padrone veniva solo due mesi all’anno, a villeggiare, e allora a me toccava rintanarmi in solaio, per lasciare a loro il piano con le stanze da letto”.

“Eppure noi lavoriamo tutto il fondo, fatichiamo quasi dodici ore al giorno, abbiamo i rischi del vento, dell’acqua, della grandine, e quando c’è il raccolto viene il padrone che vuole la metà, quell’altra tua metà che non ha lavorato il padrone ma hai lavorato tu, con le tue braccia. E questo solo perché la terra è sua. (…) Viene il padrone e nemmeno conosce il fondo, Perché lui vive in città e si preoccupa solo di incassare al momento opportuno”.

“Fino al ’34 siamo stati a Valle del Re, sul fondo di proprietà della contessa Levi Sotto-Casa, come mezzadri. I patti della mezzadria erano fregaroli, perché il contratto si poteva pure firmare, ma poi c’erano tanti altri nota-bene che a forza di togliere non ti rimaneva niente. E poi noi avevamo i concetti nostri dell’agricoltura, e con la mezzadria c’era sempre il padrone che non voleva”.

  • La storia di Dina nella Toscana mezzadrile (da Valeria Di Piazza, Gabriella Donati, Biografia orale e società contadina mezzadrile: la storia di Dina, in Il mondo a metà. Sondaggi antropologici sulla mezzadria classica, a cura di Pietro Clemente, “Annali dell’Istituto Alcide Cervi”, 9/1987, pp. 171-193)

«Poi è arrivato un certo momento, i’ mi’ fratello di paio con me è andato a militare, e ha fatto cinque anni il militare. Perché po’ è scoppiata la guerra (…). Io, so’ rimasta lì, siccome i nostri padroni mettevano il fattore, che li diceva: “se i’ contadino non ce la fa a fa i podere o mette un operaio a su’ spese, o sennò si leva da… tre passi”. E allora noi un anno s’è fatto così, s’è messo un operaio e s’è tirato a fa’ tutte le faccende normale (…) poi se noi si teneva sempre continuamente questo operaio, ci mangiava anche il pane che si dovea mangià noi. E allora, attra parte, c’è toccato andà via (…) E c’è toccato tornà a Castervecchio, lassù n’i’ mezzo a i’ bosco, come le bestie!»

  • La famiglia Fantesini e la mezzadria a Bibbiano (RE) (Testimonianza di Nino Fantesini, raccolta a Bibbiano (RE) nella sua abitazione il 23 agosto 2012)

«I mezzadri che facevano tanti figli venivano mandati via dal podere e ci toccava fare San Martino, perché i bambini non lavoravano ma … mangiavano lo stesso. Il nostro padrone era diverso, siamo stati fortunati. Mi ricordo che una volta mia nonna gli ha detto: “n’è nasù un eter, sior padron, vu s’en ziv?”. E lui ha risposto: “Preocupev mia, ‘Deleina, che al vin bon anca lu”».

(Traduzione: “Ne è nato un altro [bambino], Lei cosa ne dice, signor padrone?” “Non si preoccupi, Adelina, che diventerà utile [per il lavoro nei campi] anche lui”.)

 

Proverbi e modi di dire

La dimensione dell’oralità si mostra anche nei proverbi e nei modi di dire, la cui “temporalità lunga” ben si accosta alla cronologia del contratto di mezzadria.

  • Filastrocche ricordate da Anna Pederini e  raccolte a Bibbiano (RE) nell’estate del 2012

E’ chè ca vin al festi ed Nadel /Oh, vilein mettet al scosel / E prepera un per ed capon / Da porter al to’ padron / Per ricompensa lu at darà / Una bustareina ed bacalà

(Traduzione : Stanno arrivando le feste di Natale / oh, contadino mettiti il grembiule / e prepara un paio di capponi / da portare al tuo padrone / per ricompensa lui ti darà / una bustarella di baccalà.)

Eg porta i pir, eg porta i pom /A lu ag piesen ai gambi dai beli don / Ag aiuta a fer famia / E quant in grand, i manda via.

(Traduzione: [Il contadino] Gli porta le pere, gli porta le mele / ma a lui [al padrone] piacciono le gambe delle belle donne / gli aiuta a fare famiglia/ e quando diventano grandi li manda via.)

  • Numerose sono le raccolte di proverbi e filastrocche, anche suddivise su base regionale. Fra le diverse pubblicazioni ricordiamo qui Giuseppe Giusti, Gino Capponi, Dizionario dei proverbi italiani, [s.l.], Veronelli, 1994; Paola Guazzotti e Maria Federica Oddera, Il grande dizionario dei proverbi italiani, Bologna, Zanichelli, 2006; Riccardo Schwamenthal, Michele L. Straniero, Dizionario dei proverbi italiani: 6000 voci e 10000 varianti dialettali, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1999.

Padrone un prete e podere a bacìo è il peggio gastigo che ti possa dare Iddio.

Fìo vizzo in bocca lo ficco, fìo pallone lo porto al padrone.

 Poche pecore e tanta vigna, una è rogna e l’altra è tigna.

Fa più il padrone co’ suoi occhi, che l’opre col badile.

 Il padrone in villa è febbre al contadino e sanità al podere.

 Il piè del padrone ingrassa il campo

 

Introduzione al laboratorio

I materiali presentati potranno servire come iniziale lievito di riflessione per gli alunni, che si porranno interrogativi su diverse questioni sulla falsariga di quelli che seguono:

  • Perché la famiglia del film di Olmi è costretta a lasciare il podere per il solo taglio di un salice?
  • Perché il padrone del fondo nel film Novecento controlla con tanta acribia l’operazione  della battitura?
  • Perché una famiglia contadina con molti figli non era ben vista dal proprietario del fondo? Perché si dice al contrario che se la famiglia non ce la fa da sola a mandare avanti il podere deve prendere un operaio a servizio?
  • A quale titolo il contadino doveva portare capponi a Natale al padrone?
  • Di chi erano gli attrezzi agricoli utilizzati per lavorare il fondo?
  • Perché la casa colonica aveva quella forma (porta morta, stalla, fienile, abitazione civile…)?
  • Perché Alcide Cervi descrive i contratti di mezzadria come “fregaroli”

 

Il dossier documentario

Presentiamo alla classe in originale un contratto di mezzadria di inizio Novecento, di cui poi si fornirà anche la trascrizione

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Documento dell’11 febbraio 1921, S. Polo (RE), Contratto di mezzadria tra il mezzadro Giuseppe Garimberti e il proprietario Andrea Carpi sul Fondo Barazzoni in Corniano di Bibbiano (RE). Archivio privato Lauro e Iller Garimberti

Esercizio 1. LEGGERE UN DOCUMENTO: I CONTRATTI DEL NOVECENTO

L’esercizio introduce alla lettura, sempre suggestiva, di documenti originali. Si proporrà la riproduzione fotografica e si richiederà la lettura e la trascrizione. In allegato si possono fornire comunque le trascrizioni dei due documenti proposti. L’esercizio costringe a una lettura lenta, che aiuta l’individuazione delle caratteristiche tipologiche del documento. Trattandosi di contratti “recenti” (del Novecento) non si pongono problemi di natura “paleografica”.

Esercizio 2. SCHEDARE UN DOCUMENTO: LE TABELLE

Questa volta si lavorerà su documenti in trascrizione, preventivamente selezionati dal docente. L’esercitazione richiede di saper individuare in documenti diversi le stesse voci, in modo tale da avviare un confronto fra un documento e l’altro:

  •       Data dell’atto
  •       Proprietario
  •       Lavoratore
  •       Testimoni
  •       Ubicazione del fondo
  •       Durata del contratto
  •       Canone
  •       Doveri del proprietario
  •       Doveri del lavoratore
  •       Onoranze

S’inviteranno gli alunni alla sistematizzazione dei dati raccolti mediante l’uso di tabelle a una o più entrate, sul modello di quelle qui di seguito proposte:

 

Esempio di tabella a una entrata

 

OBBLIGHI DEL MEZZADRO
Lavori nei campi  ………………………………………………..
Alberi e viti  ………………………………………………..
Allevamento  ………………………………………………..
Servizi di trasporto  ………………………………………………..

 

Esempio di tabella a più entrate

 

CLAUSOLE PER PROPRIETARIO E PER MEZZADRO
  Obblighi Donativi e onoranze Strumenti e mezzi Spese Divieti
contadino  ………  ………  ………  ………  ………
proprietario  ………  ………  ………  ………  ………

 

Esempio di tabella compilata

 

11 febbraio 1921, mezzadro Giuseppe Galimberti
 
CAPITOLI PROPRIETARIO COLTIVATORE
OBBLIGHI Mettere a disposizione il fondo e casa colonica Curare il fondo, la casa e il bestiame
Fornire metà del bestiame Mettere metà del bestiame
Mettere tutti gli attrezzi e curarne la manutenzione
Pagare l’eventuale manovalanza aggiuntiva
Presentarsi da solo o con la famiglia gratuitamente ogni volta convocato/i dal proprietario
Fornire le piante per il vivaio Allestire un vivaio di olmi e mantenerlo
Cura delle piante del fondo e loro sostituzione
Carreggi gratuiti alla stazione ferroviaria e alla fornace in caso d’inondazione
Lavorazione del fieno, cura delle viti nel prato del casino padronale
Fornire al padrone gratuitamente una donna per il bucato
Fornire al padrone gratuitamente uomini per la lavorazione del vino
Metà del concime occorrente per il corpo prativo irriguo Metà del concime occorrente per il corpo prativo irriguo
Portare il latte comune al casello scelto dal padrone
Provvedere agli scoli dei campi
Metà delle tasse bestiami, irrigazioni, ghiaia, assicurazione invernaglie Metà delle tasse bestiami, irrigazioni, ghiaia, assicurazione invernaglie
Nell’ultimo anno di condotta del fondo il mezzadro dovrà lasciarvi tanto terreno coltivato ad erba spagna e a frumento quanto ricevuto alla data del presente contratto
UTILI Metà dei prodotti e utili della stalla Metà dei prodotti e utili della stalla (tolte le spese)
Tutte le piante del vivaio eccedenti ai bisogni del podere
Si riserva nella casa colonica una cantina, una dispensa e due stanze a sua scelta
L’uva del fondo eccedente i bisogni del mezzadro
Metà del latte prodotto Metà del latte prodotto
ONORANZE £500, 00 annue

20 uova al mese

8 pollastri in agosto

8 capponi a natale

2 l di latte al giorno (a richiesta del padrone) consegnato a casa

 

L’approccio all’uso del documento presupporrà alcune operazioni preliminari, come lo scioglimento dei dubbi sul lessico (ad esempio, termini come invernaglie, piantumi, carreggiate, ecc…), l’individuazione dei temi ricorrenti (ad esempio, il divieto di fare legna, la limitazione del numero di animali da cortile, la prestazione di opere nella casa padronale, la proporzione dei canoni e delle onoranze, ecc), la messa a fuoco di punti non chiari (ad esempio, la presenza del gelso e la sua utilizzazione).

Molto utili a questo proposito potrebbero essere le indagini etnografiche, i racconti e le memorie e alcuni video sugli aspetti tecnici delle coltivazioni.

Condizione di vita della famiglia mezzadrile

 

Lavorazione della canapa in Emilia

 

Raccolta dei gelsi, allevamento dei bachi e produzione della seta

 

Tutto ciò porterà all’individuazione di alcuni filoni di ricerca e i ragazzi potranno così confrontarsi con l’operazione fondamentale della tematizzazione.

Esempi di possibili percorsi:

  •       Calendario dei lavori agricoli
  •       Lavorazione seta
  •       “Codice morale” del mezzadro
  •       Composizione della famiglia mezzadrile
  •       ecc…

 

TEMI DI RICERCA Contratto 1 Contratto 2 Contratto 3 Contratto 4
Produzione della seta Le foglie del gelso sono del padrone E’ fatto divieto al mezzadro di usare le foglie del gelso Del gelso si divide a metà, ma il suddetto mezzadro deve pagare al padrone secondo il costo, oppure dividerne i frutti della produzione

 

È vietato al mezzadro tagliare alberi, rami, zocche, se non su indicazione del padrone. Il suddetto mezzadro non potrà sfogliare i gelsi.

 

Prestazione d’opere Sarà tenuto il mezzadro a pulire fossi e cavedagne

 

Sarà d’obbligo di fare qualunque carreggio su richiesta del padrone, ma non a terzi.

 

Le donne della famiglia dovranno fare bucato nella casa del padrone due volte al mese

 

E’ obbligo del mezzadro riempire la ghiacciaia nella casa padronale

 

Codice morale del mezzadro Resta vietato al mezzadro fare filozzi, pallone o altre simili adunanze

I mezzadri del monastero devono usare rispetto alle monache, parlare bene, stare lontano dai discorsi mondani e lontani affatto dall’osteria e dal gioco

 

Il mezzadro s’impegna a lavorare il fondo da uomo dabbene, secondo le regole e la consuetudine

 

Composizione della famiglia mezzadrile Il suddetto mezzadro sottoscrive i capitoli per se e la sua famiglia

 

 

Una volta compilata la schedatura, sarà facile mostrare i “pieni e i vuoti” della documentazione. Per esempio, i contratti non sono una fonte “completa”:  dai contratti e dai capitoli mezzadrili non si ricavano notizie sulla composizione e consistenza della famiglia mezzadrile. Occorre cambiare tipologia di fonte. Viene così introdotta nel percorso didattico una fonte di natura per così dire “seriale”: i libretti colonici con l’indicazione degli stati di famiglia. Propongo una serie di libretti colonici tratti da un archivio privato del reggiano che coprono il periodo 1925-1954 e dai quali si possano ricavare notizie anagrafiche sulla famiglia mezzadrile. A seguire la trascrizione dei successivi stati di famiglia.

libretto mezzadrile

Libretti colonici (1925-1954) tra il mezzadro Fantesini e il Proprietario Della Salda, sul fondo Fossa Piccola, Bibbiano (RE). Archivio privato Nino Fantesini

 

STATI DI FAMIGLIA
1925 1935 1936 1940 1949
Fantesini Angelo fu Prospero

Magnani Adele

Fantesini Prospero

Brindani Maria

Fantesini Remo

Fantesini Dante

 

Fantesini Angelo 01/03/1866

Magnani Adele moglie 19/03/1871

Fantesini Prospero figlio 16/10/1900

Brindani Maria moglie di Prospero 16/08/1916

Fantesini Remo figlio 04/05/1903

Castagnetti Olimpia moglie di Remo 27/11/1909

Fantesini Adelmo Dante figlio 24/12/1905

Sartori Ida moglie di Dante 23/11/1911

Fantesini Aldo di Prospero 10/11/1928

Fantesini Lea di Prospero 15/11/1928

Fantesini Adelmo di Remo 9/11/1923

Fantesini Pierino di Dante 10/07/33

Fantesini Angiolino di Remo 20/09/1933

Fantesini Ivano di Prospero 12/02/1939

Fantesini Angelo c.f.

Magnani Adele moglie

Fantesini Prospero figlio

Fantesini Remo figlio

Fantesini Adelmo Dante figlio

Brindani Maria nuora

Castagnetti Olimpia nuora

Sartori Ida nuora

Fantesini Aldo nipote

Fantesini Lea nipote

Fantesini Adelmo nipote

Fantesini Pierino nipote

Fantesini Ivano nipote

Fantesini Angiolino nipote

Fantesini Franca nipote

Fantesini Nino 12/02/1937

Fantesini Adele 06/02/1939

 

Fantesini Prospero c.f.

Magnani Adele madre

Fantesini Remo fratello

Fantesini Dante fratello

Brindani Maria moglie

Castagnetti Olimpia cognata

Sartori Ida cognata

Fantesini Aldo figlio

Fantesini Lea figlia

Fantesini Adelmo nipote

Fantesini Pierino nipote

Fantesini Ivano figlio

Fantesini Angiolino nipote

Fantesini Franca figlia

Fantesini Nino nipote

Fantesini Adele figlia

Fantesini Giulio 21/01/1941

 

Fantesini Remo fu Angelo 04/05/1903 c.f.

Castagnetti Olimpia 25/11/1909 moglie

Fantesini Adelmo Dante 24/11/1905 fratello

Sartori Ida 24/11/1911 cognata

Fantesini Adelmo 09/11/1930 figlio

Fantesini Angiolino 20/09/1933 figlio

Fantesini Giulio 21/01/1941 figlio

Fantesini Franco 28/02/1945 figlio

Fantesini Pierino 16/07/1933 nipote

Fantesini Nino 13/02/1937 nipote

Fantesini  Felice 19/05/1943 nipote

 

 

Sulla base dei materiali esaminati insieme con gli studenti, si potrà proporre il seguente esercizio:

Esercizio 3. RICAVARE DATI E FORMULARE IPOTESI: GLI STATI DI FAMIGLIA

Prova a rispondere alle seguenti domande che seguono.

  • In quali anni la famiglia raggiunge il numero più elevato di componenti?

(1936-1940)

  • Perché le figlie ad un certo punto non vengono più menzionate?

(si sposano ed escono dalla famiglia)

  • Cosa supponi sia accaduto alla famiglia tra 1936 e il 1940?

(morte del padre Angelo e successione di un nuovo capo famiglia nella gestione del podere)

  • Perché, ad un certo punto, non vengono più menzionati i fratelli Prospero e Maria con le loro famiglie?

(probabilmente Maria si è sposata e Prospero è diventato capo famiglia in un altro podere separandosi dai fratelli Remo e Dante)

  • Quando supponi sia avvenuta la separazione?

 (tra il 1940 e il 1949)

  • Chi sono stati i c.f. nelle tre diverse “gestioni” del podere? Puoi dire con certezza che il capostipite Prospero sia stato anch’egli un c.f.?

(Nell’ordine Angelo, Prospero di Angelo, Remo. Del capostipite Prospero non si può sapere da questa fonte se sia stato o no c.f.)

Esercizio 4. Analizzando i libretti mezzadrili, prova a ricostruire l’albero genealogico della famiglia Fantesini di Bibbiano (RE) tra il 1925 e il 1954

 

I tempi lunghi della mezzadria: l’analisi diacronica

Partendo dall’analisi tipologica dei contratti mezzadrili novecenteschi è possibile percorrere due strade: allargare lo spettro d’indagine a diverse tipologia di fonti (contratti, libri di conto, inventari, memorie orali e scritte, fotografie, ecc…) conducendo un’analisi tematica oppure operare un confronto sulla base del “metodo regressivo” sugli stessi contratti mezzadrili attraverso una campionatura di documenti delle diverse epoche conducendo così un’analisi diacronica.

Si proporrà pertanto un dossier di documenti in prevalenza inediti, ma riprodotti fotograficamente e preventivamente trascritti, sui quali gli alunni si eserciteranno a confrontare gli stessi temi e dai quali si potranno desumere i ‘tempi lunghi’ dei contratti di mezzadria. Il lavoro verrà svolto mediante tabelle comparative, sulla falsariga di quella che segue.

CAPITOLI E STATUTI 1921 1857 1775 1633 1434
OBBLIGHI (proprietario) ………….. ………….. ………….. ………….. …………..
OBBLIGHI (mezzadro) ………….. ………….. ………….. ………….. …………..
CAPITALE (propritario) ………….. ………….. ………….. ………….. …………..
CAPITALE (coltivatore) ………….. ………….. ………….. ………….. …………..
CANONI ………….. ………….. ………….. ………….. …………..

 

Si presentano qui i documenti utilizzati mediante la loro indicazione cronologica e archivistica:

ASRe, Malaspina Torello, 29 agosto 1857 con mezzadro Nicola Pavesi

ASRe, Malaspina Torello, 19 maggio 1815 con mezzadro Pietro Sessi

ASRe, Monastero dell’Ascensione, Capitoli generali, 1775

ASRe, Monastero dell’Ascensione, 7 febbraio 1682 con mezzadro Giavanni Spagni

ASRe, Monastero di S. Tommaso, 22 agosto 1673 con mezzadro Antonio M. Ognibene

ASRe, Monastero di S. Tommaso, 13 agosto 1633 con mezzadro Lazarinus olim Iacobi

ASRe, Monastero di S. Prospero, Pergamene, 1 agosto 1434, Contratto ad medietatem

Ciascun documento sarà fornito in trascrizione e, per quelli medievali, in traduzione italiana. E’ anche possibile adattare il testo del documento alle esigenze didattiche, con tagli e semplificazioni.

Per il periodo medievale sarà possibile anche utilizzare le rubriche sulla mezzadria contenute negli Statuti di Reggio del 1265 e del 1311 e qui di seguito riprodotte per uso didattico (Il testo degli Statuti reggiani, in traduzione italiana, è edito da Odoardo Rombaldi, La mezzadria, un contratto che sfidò i secoli, in Reggio Emilia, vicende e protagonisti, a cura di Ugo Bellocchi, Bologna, Edison, 1970, vol 1, pp. 256-263)

Tutti i mezzadri soggetti al comune di Reggio siano tenuti e debbano venire ad abitare nella casa del padrone, di continuo con tutta la loro famiglia e ivi tenere a metà col padrone, e non altrimenti, tutte le bestie e i volatili che avranno (…) e siano tenuti a ben  lavorare le terre del padrone, ad ararle tre volte l’anno almeno; non seminate, a seminarle e zapparle e mondarle; seminate, quando sarà necessario, comprese le fave e a chiuderle con siepi e fossati. A zappare il piede di tutti gli alberi fruttiferi, a sterpare i prati e a segarli sino ai confini, a stagionare due volte il fieno, a condurlo in casa del padrone. A tenere ogni anno col padrone una porca da porcelli e tre temporali (…) A piantare i vuoti delle viti e ad allevarle. A non far alcun carreggio coi buoi comuni  (…)Il mezzadro sia tenuto a dare al padrone parte di ogni cosa e dargli la scelta. (…) I mezzadri siano costretti a giurare e a dire con giuramento tutto ciò di cui sono obbligati ai padroni. (…)

Al fine di operare un confronto anche “spaziale” si potrà fare riferimento alla “mezzadria classica toscana” dei secoli XIII-XIV, utilizzando materiale edito: Ildebrando Imberciadori, Mezzadria classica toscana, con documentazione inedita dal IX al XIV sec., Firenze, Vallecchi, 1951. I documenti utili sono datati 14 giugno 1254 e 4 aprile 1282 e sono stati riediti anche in Le campagne in età comunale (metà sec. XI – metà sec. XIV), a cura di Paolo Cammarosano, Torino, Loescher, 1974, alle pp.153-155; Giovanni Cherubini, Agricoltura e società rurale nel Medioevo, Firenze, Sansoni, 1972, in particolare il documento fiorentino del 1417 a pp. 110-111. Entrambi i volumi sono oggi disponibili on line sul sito di Reti Medievali.

La quarta e ultima operazione del nostro laboratorio di storia consisterà nella stesura di un testo che sintetizzi e generalizzi le informazioni raccolte. Il racconto storico non è però un racconto d’invenzione e occorrerà costruire l’apparato critico e introdurre alla scrittura con note. Saranno fondamentali domande-guida del tipo:

  • Da dove si ricava questa informazione?
  • Quali fonti confermano questa affermazione?
  • In base a quali fonti, a quali studi, a quali ipotesi si arriva a queste conclusioni?

A partire dal dossier diacronico di documenti e dalla derivata schedatura sarà possibile, per esempio, condurre un’analisi degli obblighi, del capitale investito e dei canoni, dalla quale si potrà evincere una sostanziale linea di continuità ma con la presenza di obblighi più lievi e maggiore investimento del proprietario nei contratti medievali e una generale tendenza all’inasprimento delle condizioni dei contadini durante i secoli XVIII e XIX. Si approda così alla “normalizzazione” documentaria e tipologica della prima metà del Novecento. Si nota anche come non sempre sia rispettato il principio della medietà dei profitti.

A partire dall’analisi della natura della documentazione si potrà dedurre come il contratto di mezzadria tenda, nei secoli, a tipicizzarsi sempre di più e veda, nel corso dee secoli XVIII-XIX, l’aumento esponenziale degli obblighi imposti al lavoratore e del numero dei capitoli da esso sottoscritti. Nel Novecento c’è maggiore omogeneità fra i capitoli imposti dai diversi proprietari e in epoca fascista sarà addirittura stilato un Patto generale per la conduzione a mezzadria dei fondi rustici, che tenderà a “svuotare” i singoli contratti delle loro caratteristiche locali e peculiari.

Per l’ultimo periodo “di vita del contratto di mezzadria, che sarà dichiarato “fuori legge” in Italia a partire dal 1964, è possibile introdurre alcune fonti che diano conto della discussione politica, economica e sociale in atto prima dell’abrogazione di questa tipologia contrattuale.

Mezzadri e mezzadria

Dopo la visione del video, è possibile chiedere ai ragazzi di individuare il punto di vista in base al quale è stato girato il video: proprietari terrieri o lavoratori a mezzadria?

 

Connesso a questo tema è utile introdurre anche quello delle lotte agrarie e delle rivendicazioni sindacali dei lavoratori della terra. La rete è ricca di materiali a tal proposito e si può suggerire agli alunni di costruire un piccolo dossier di fonti (foto; giornali; ecc) si questi aspetti.

 

mezzadria-2lotte_agrarie